Andare per terre: mangiare è un atto agricolo
Negli
ultimi 10 anni ci sono stati alcuni fattori che hanno delineato un nuovo modo
di fare agricoltura e di essere imprenditori agricoli. Una nuova modalità che
vede gli agricoltori porsi in modo attivo sul mercato (sempre più liberalizzato
e globalizzato), che interagiscono direttamente con i consumatori e che
utilizzano le nuove tecnologie. Parallelamente anche i consumatori sono
diventati più esigenti, più attenti, disponibili a interagire con l’agricoltore, conoscere la sua attività e valutarla.
L’azienda agricola è diventata protagonista della
filiera, nella sua interezza, come anche il territorio di provenienza dei
prodotti agricoli, svolgendo un servizio sociale, culturale, ambientale e di
mantenimento del paesaggio. Le politiche agricole hanno riconosciuto e
sostenuto questo ruolo di “utilità collettiva” e spingono verso una
multifunzionalità dell’azienda
agricola.
Il
successo della vendita diretta (e della filiera corta) si inserisce proprio in
questo contesto.
In
Italia gli ultimi 10 anni hanno visto crescere questo fenomeno in modo
esponenziale, fornendo numerosi esempi virtuosi e moltiplicarsi le iniziative e
i canali di vendita diretta e filiera corta.
La
filiera “corta” si concretizza nella “vendita diretta”, che elimina le
intermediazioni tra produttore e consumatore, con un accesso diretto al mercato
finale in cui non solo il consumatore, ma anche altre tipologie di
interlocutori divengono soggetti con cui l’azienda agricola interagisce direttamente. In questo
modo i costi finali del prodotto si riducono con un vantaggio per il produttore
e il consumatore. Non è un segreto che i mercati all’ingrosso impongono costi di utilizzo elevati e la
grande distribuzione pretende spesso prezzi di acquisto molto bassi da parte
delle aziende agricole.
In
questo contesto la vendita diretta apre nuove strade e nuovi sbocchi per l’azienda, ma necessita di un cambiamento radicale nell’approccio al mercato da parte dell’imprenditore, autonomo in tutte le sue scelte
gestionali. Le aziende, soprattutto quelle di dimensioni più ridotte, cioè la
maggior parte in Italia, devono cominciare a pianificare in modo strategico,
avere un piano di sviluppo nel settore distributivo.
Negli
ultimi anni si è molto diffusa la pratica dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), vale a dire insiemi di persone
che decidono di incontrarsi per acquistare dai produttori agricoli prodotti
alimentari da ridistribuire tra loro. Si tratta di gruppi costituiti da
cittadini mossi da motivazioni ideologiche o semplicemente per convenienza
economica e di gestione degli approvvigionamenti familiari.
In
teoria i GAS sono un circuito breve, e non corto, poiché normalmente è presente
un gruppo che funge da intermediatore o da coordinatore del GAS medesimo. Di
solito si individua un luogo comune in cui il produttore consegna i prodotti e
i singoli consumatori vanno a recuperarli.
Alla
base della nascita di un GAS vi è la condivisione dei valori della solidarietà
e della consapevolezza. La solidarietà si manifesta verso i piccoli produttori
locali (spesso biologici, o biodinamici), verso i Paesi del sud del mondo e tra
i consumatori stessi. Essere parte di un GAS, spesso, offre l’opportunità di organizzare momenti di confronto e
dibattito e divenire consumatori consapevoli. Attualmente in Italia sono
registrati alla rete nazionale oltre 790 GAS, ma i coordinatori stessi stimano
che in totale i gruppi possano essere anche il doppio.
La
Legge Finanziaria 2007 (art. 5, commi 47 bis e 47 ter) ha dato un riconoscimento
a questa esperienza, definendo i GAS come “soggetti associativi senza scopo di
lucro” che “svolgono attività non commerciali, ai fini dell‟applicazione del regime di imposta”.
Una modalità molto diffusa negli Usa e nel Regno Unito, ma che sta diventando
popolare anche in Italia, è la vendita a raccolto libero
(o Pick-your-own).
Con questa tipologia di vendita, il
consumatore partecipa alla vita dell’azienda
agricola raccogliendo personalmente i prodotti dietro il pagamento di un prezzo
ridotto. Tale sistema funziona solo nel caso di clienti particolarmente
interessati a condividere con altre persone un’esperienza conviviale all’aria aperta.
Il vantaggio per i produttori è che hanno
una partecipazione da parte dei clienti, un alleggerimento dell’attività, anche se questa tipologia il più
delle volte è un canale aggiuntivo e non l’unico
per la distribuzione.
Per
il produttore questa tipologia di attività comporta una riorganizzazione
logistica degli spazi, una programmazione delle colture e delle attività
aziendali. Di solito il consumatore non deve prenotare i prodotti, né pagare in
anticipo, quindi sta al produttore gestire i rischi e soprattutto pianificare
al meglio l’attività,
attraverso strumenti di comunicazione adeguati (newsletter, sito), organizzando
momenti specifici per la raccolta.
Quali
i risvolti? Wendell Berry,
con le sue opere, come Il manifesto del contadino impazzito
o Il piacere di mangiare,
ha messo in luce molto chiaramente qual è il
rapporto con il cibo della società contemporanea: una società dove il
consumatore non sa (e molte volte non si chiede) nulla della reale provenienza
del suo cibo.
Bisogna,
dunque, avvicinarci il più possibile all’origine del cibo: andare
per le terre.
“Spesso, alla fine di una conferenza sul declino della vita rurale e dell'agricoltura in America, qualcuno dell'uditorio chiede: "Cosa può fare chi abita in città?" "Mangiare responsabilmente" rispondo di solito. Mangiare è un atto agricolo ed ecologico. Molti mangiatori non sanno più che questo è vero. Si considerano "consumatori". Quando il cibo, nelle menti di coloro che lo mangiano, non è più legato all'agricoltura e alla terra, si soffre di un'amnesia culturale pericolosa e fuorviante. Ma abbiamo omesso di capire che non possiamo essere liberi se il nostro cibo e le sue risorse sono controllate da qualcun altro. La condizione del consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica. Una delle ragioni per mangiare responsabilmente è di vivere liberi”.
Wendell Berry
“Spesso, alla fine di una conferenza sul declino della vita rurale e dell'agricoltura in America, qualcuno dell'uditorio chiede: "Cosa può fare chi abita in città?" "Mangiare responsabilmente" rispondo di solito. Mangiare è un atto agricolo ed ecologico. Molti mangiatori non sanno più che questo è vero. Si considerano "consumatori". Quando il cibo, nelle menti di coloro che lo mangiano, non è più legato all'agricoltura e alla terra, si soffre di un'amnesia culturale pericolosa e fuorviante. Ma abbiamo omesso di capire che non possiamo essere liberi se il nostro cibo e le sue risorse sono controllate da qualcun altro. La condizione del consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica. Una delle ragioni per mangiare responsabilmente è di vivere liberi”.
Wendell Berry
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