Giovani in agricoltura.
Buon pranzo con i doni che sora nostra madre terra con generosità ci offre.

domenica 15 settembre 2013

Libri in... fiore: 200 secondi di Antonia Dininno




                                                      200 SECONDI
                                                  ANTONIA Dininno
                                                 Ad est dell’equatore
                                                (250 pagine, 12 euro)

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Recensione di Diana Locecere

Luglio 2013. Vacanze, noia, zapping. Sì, ma di librerie. Pile di libri, profumo di carta, richiami discreti, piccole case editrici.  Ecco cosa mi piace fare il primo giorno di ferie: la caccia al teso-libro dell’estate, la mia ricerca dell’opera prima di nuovi scrittori.
L’occhio viene attratto da una copertina di un bel rosso pompeiano con una Citroen Due CV, auto mitica per chi è “anta” come me. Il titolo è secco, intrigante: “200 secondi”. Cosa sarà mai: matematica, fisica, un countdown? Leggo le note biografiche dell’autrice: Antonia Dininno nata a Grassano, vive a Salerno. Bene, apprezzo sempre la semplicità nelle presentazioni.
Carta liscia, di giusto peso e grana, caratteri grandi abbastanza anche per i miei occhi. Ma soprattutto  ho trovato una nuova scrittrice. D’impeto acquisto il suo libro e lo sento mio fin dalle prime pagine. Poi in un vortice è il libro a conquistare me.
È la storia di Giacomo e Teresa e del loro particolare viaggio.
La trama è  avvincente, ricca di  colpi di scena e cambiamenti di ritmo; lo stile è elegante e il registro è alto. Tutto ciò lusinga il lettore, lo stimola, lo immerge nei luoghi del romanzo e gli dà il tempo di annusarne gli odori, di gustarne i sapori, di guardarsi intorno e infine riflettere sulle vicende dei protagonisti e di tutti i personaggi a cui la Dininno non solo dà forma, ma peso, struttura, volume e soprattutto vita. E sono proprio i loro vissuti che sembrano snodarsi e annodarsi di continuo e costituire il groviglio che solo Lina Correi, vera star del libro, riuscirà a sbrogliare riannodando alla fine il bandolo della sua stessa matassa. Tesserà e dipanerà i fili della vita di tutti lasciando gustare al lettore lo stupore innocente ormai perduto nel tempo dell’infanzia.
L’incipit  è intenso, criptico, quasi un epitaffio e le vertigini che fanno vacillare la lunare e ombrosa Teresa avvolgono e tirano giù anche il lettore. Identica cosa fa la testarda istintività di Giacomo. Io stessa mi sono sentita, come loro, sospesa tra il sopra e il sotto. Mentre ero convinta di seguire le tracce di un colpevole, di una ninfomane o di un mondo perduto nel tempo e nello spazio tra le stradine di Sastro de Turrani e di altri paesi indefiniti, ma realistici,  mi sono resa conto che il sopra e il sotto del libro erano diventati  il mio dentro e il mio fuori, l’espresso e l’inespresso. E tutto era avvenuto lì sotto i miei occhi e nel mio animo, grazie alle parole messe nero su bianco dall’abile Dininno. Parole che, con la dolcezza di una lama, tagliano la pelle procurando crepe come quelle che vede Teresa lì “sulla crosta” tra i viali del suo cimitero. Fratture aperte tra la vita che scorre di qua e quella che si ostina a venire fuori di là, in barba alle lapidi che inchiodano chi non è più di qua, in uno spazio senza tempo. È proprio questo continuum della memoria che, eludendo il tempo e ritrovandosi fuori dallo spazio, urla effatà, apriti.
La fantasia dell’autrice è arguta e si rivela anche nell’uso di una toponomastica così verosimile da illudere il lettore che sia davvero storica o realisticamente geografica. Quei luoghi ci appartengono: ovunque c’è un Monte Spizzato dai cui tornanti si può toccare il mare allungando semplicemente la mano. E quale paese non ha il suo budello dei venti o un largo Spirato?
Bella immagine, poi, è quella regalata dalla punta del bastone di nonno Pasquale che inchioda  con determinazione, non solo i protagonisti, ma anche il lettore che potrebbe scoprire in se stesso l’identica paura di vivere di Giacomo e Teresa.
“Niente vi è di più nemico di se stessi” affermava Cicerone. Nero su bianco, narra la Dininno: nero che riempie il bianco, il vuoto che diventa pieno fino a  traboccare di vita, di gioia, d’amor proprio, di pace fatta con se stessi per
sentirsi finalmente pronti a vivere.
Ora mi chiederete: e i 200 secondi? Semplice, è il tempo che ci vuole al lettore per non staccarsi più dal libro e questo vorrei che l’autrice lo sapesse.



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