PER UN SISTEMA ALIMENTARE LOCALE
Cresce il movimento per il cibo locale. Un fatto tanto più importante perché non ha quasi ricevuto sostegno dai politici: al contrario, i governi promuovono ovunque un’ulteriore globalizzazione del cibo. I governi continuano ad aprire la via – sia in senso letterale che figurato – ad enormi megamercati che vendono cibo che ha viaggiato in mezzo mondo.
Le catene di
supermercati e l’agricoltura industriale approfondiscono la separazione del
“cittadino” con l’agricoltura e la vita rurale. I consumatori dispongano di
pochissime informazioni sul cibo che mangiano. Non sanno come un particolare
cibo è stato prodotto.
La malattia di
mucca pazza, le epidemie di cibo avvelenato, l’inquinamento della terra e
dell’acqua mediante prodotti chimici agricoli, hanno finito, però, per mettere
in discussione l’intero sistema del cibo globale e le premesse su cui è basato.
Insorge il problema di preparare e mangiare cibi
più freschi e sani. Perché non
ridurre la distanza tra agricoltori e consumatori?
ridurre la distanza tra agricoltori e consumatori?
Un mondo in cui tutti sono nutriti bene con cibi
locali, freschi, sarebbe un mondo dove tutti avrebbero più forza, comunità,
contatto con la natura. Da molti anni, il colonialismo e lo sviluppo economico
portano il mondo nella direzione esattamente opposta – separare non soltanto i
produttori dai consumatori, ma tutti noi dal mondo naturale. La domanda ora è:
dobbiamo continuare ad andare giù per il sentiero delle monocolture globali o
cominciare a cambiare direzione?
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