Domenica 10 Novembre 2013
ricorre la 63ª Giornata Nazionale del ringraziamento
La
festa del ringraziamento ha le sue origini in Italia nel lontano 1951 per
iniziativa della Coldiretti. Gli imprenditori agricoli si preparano per una
nuova annata agraria e rendono grazie al Signore per i frutti che la terra ha
donato nell’anno che sta per terminare. Quest’anno il messaggio della
Commissione Episcopale Italiana è indirizzato ai “giovani protagonisti
nell’agricoltura”, un fenomeno sempre più importante, che registra un ritorno
alla campagna da parte delle nuove generazioni. I giovani si avvicinano
all’agricoltura con nuove competenze, conoscenze tecnologiche e una forte
attenzione al biologico e al naturale.
Messaggio
per la 63ª Giornata nazionale del Ringraziamento
10
novembre 2013
Giovani
protagonisti nell’agricoltura
Carissimi
giovani,
ci
rivolgiamo direttamente a voi quest’anno, in occasione della Giornata nazionale
del
Ringraziamento
per i frutti della terra, come Vescovi incaricati della pastorale sociale e del
lavoro.
Lo
facciamo avendo davanti a noi in primo luogo l’icona di Martino, giovane
ufficiale romano, che,
di
fronte alle necessità di un povero infreddolito, taglia il suo mantello in due
e lo condivide,
donando
un raggio di sole e di calore che resterà sempre impresso nella memoria di
tutti noi. San
Martino
ci insegna a vivere la vita come un dono, facendo sgorgare la speranza laddove
la speranza
sembra
non esserci.
Ci
colleghiamo così alle costanti esortazioni di Papa Francesco: “Prima di tutto, vorrei
dire una
cosa,
a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non
lasciatevela rubare! E chi
ti
ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità,
la superbia, lo spirito
del
benessere, che alla fine ti porta a diventare un niente nella vita” (Discorso
agli studenti delle
scuole
gestite dai gesuiti in Italia e in Albania, 7 giugno 2013). Questo appello è
stato rilanciato ai
giovani
di tutto il mondo, in occasione della veglia di preghiera a Copacabana: “Cari
amici, non
dimenticate:
siete il campo della fede! Siete gli atleti di Cristo! Siete i costruttori di
una Chiesa più
bella
e di un mondo migliore!” (Veglia di preghiera con i giovani, Rio de
Janeiro, 27 luglio 2013).
Atleta
era Martino, atleti siete voi, carissimi giovani, che avete scelto di restare
nella vostra terra per
lavorare
i campi, con dignità e qualità, per fare della vostra campagna un vero
giardino. Vi siamo
grati
e sentiamo che questa vostra vocazione rinnova l’intera società, perché il ritorno
alla terra
cambia
radicalmente un paese e produce benessere per tutti, ravviva la luce negli
occhi degli
anziani,
che non vedono morire i loro sforzi, interpella i responsabili delle
istituzioni. Abbiate
consapevolezza
di essere persone che vanno controcorrente, come vi ha esortato il Papa: “Voi
giovani,
siate i primi: andate controcorrente e abbiate questa fierezza di andare
proprio
controcorrente.
Avanti, siate coraggiosi e andate controcorrente! E siate fieri di farlo!” (Angelus,
23
giugno
2013).
Certo,
tra voi c’è anche chi lavora in campagna rassegnato, perché non ha trovato
altro e forse
vorrebbe
una realtà di lavoro diversa, magari più gratificante. Ci permettiamo di
esortarvi: non
rassegnatevi,
ma siate protagonisti, trasformando la necessità in scelta, immettendo in essa
una
crescente
motivazione che si farà qualità di vita per voi, per le vostre famiglie, per i
vostri paesi.
Pensiamo
anche ai giovani immigrati, che lavorano nei campi, negli allevamenti, nella
raccolta della
frutta.
Anche a voi suggeriamo di fare di tutto per esprimere una qualità e una
professionalità
crescente,
in particolare attraverso lo studio e la conoscenza delle lingue, per farvi
apprezzare ed
entrare
così a fronte alta nel mercato del lavoro rurale, che vi riconosce ormai
indispensabili.
Agli
imprenditori agricoli italiani chiediamo di valorizzare la passione lavorativa
di chi arriva nelle
nostre
terre, creando le condizioni per un’inclusione e un’integrazione graduale,
consapevoli che
solo
così tutti ne avranno vantaggio. Non ci sia sfruttamento, ma rispetto,
valorizzazione e dignità.
Alla
luce dell’ascolto quotidiano che, come Vescovi, compiamo nelle visite
pastorali, all’interno
della
realtà rurale delle nostre diocesi, ci sembra poi opportuno indicare una serie
di limiti e di freni
che
incontrano oggi i giovani che desiderano ritornare alla terra e suggerire
alcune attenzioni
necessarie.
1 –
Non sempre, nelle famiglie e nelle scuole, c’è stima adeguata per chi sceglie
di fare
l’imprenditore
agricolo. Per questo è importante alimentare l’apprezzamento, da parte di tutta
la
società,
per il lavoro della terra, affinché sia considerato come ogni altra vocazione e
tutti i
lavoratori
vedano riconosciuta la stessa dignità, anche in termini economici.
2 –
La burocrazia è spesso lenta e impacciata nell’attuazione di miglioramenti
fondiari; le risorse
finanziarie
sono difficilmente reperibili; il credito non viene concesso agevolmente dalle
banche.
Tutto
questo chiede che le nostre comunità cristiane accompagnino i giovani impegnati
nel lavoro
dei
campi. Ci permettiamo anche un appello, rispettoso ma convinto, a chi va in
pensione, affinché
metta
gratuitamente a disposizione dei giovani la propria esperienza imprenditoriale
o
amministrativa,
aiutando così quel volontariato intellettuale da parte degli adulti che è il
più bel
contributo
per la crescita del bene comune.
3 –
Perché si freni lo spopolamento dei nostri paesi di montagna, è urgente
investire sulle
comunicazioni,
sia nelle strade che nella rete telematica: diversamente, i nostri giovani
saranno
invogliati
a cercare altrove possibilità di lavoro. Solo la permanenza dei giovani nei
paesi, con la
formazione
di nuove famiglie, rallenterà lo spopolamento dei nostri centri.
4 –
Chiediamo che le associazioni e i movimenti cattolici accompagnino i giovani
imprenditori
agricoli,
creando per loro gruppi di sostegno sparsi nel territorio, utilizzando anche le
nuove
tecnologie
telematiche. Nessuno da solo può pensare di restare sulla terra come
imprenditore
agricolo:
troppe sono le fatiche e gli ostacoli. I giovani vanno spronati a fare alleanza
fra le
generazioni,
come ci insegnano gli Orientamenti pastorali per questo decennio (cfr nn. 29 -
32).
5 –
Fondamentale resta per ogni giovane il gesto di Martino: condividere quello che
abbiamo,
spartirlo
fraternamente, poiché la fraternità è il fondamento e la via per la pace. Solo
da questo stile
di
condivisione nascerà la fiducia nelle cooperative e nei consorzi, nei quali è
possibile realmente
diffondere
il prodotto tipico di una terra, trasformandolo da marginale a identitario.
In
questa Giornata ci sentiamo particolarmente vicini, nelle nostre Chiese locali,
a tutti gli
agricoltori
d’Italia. Ci uniamo a loro anzitutto nella preghiera, richiamata
emblematicamente nel
momento
dell’Angelus, come ritratto ad esempio nella famosa tela del pittore
Jean-François Millet.
Agli
agricoltori desideriamo esprimere poi la nostra gratitudine per la loro fatica.
Il nostro grazie si
unisce
al Magnificat di Maria di Nazareth, giovane come voi, carissimi! Pronta
allo stupore e
sollecita
verso la cugina Elisabetta, Maria ci rassicura con il suo canto di lode, perché
anche i
piccoli
e i poveri possono vincere nella battaglia della vita. Vi indichiamo anche la
figura di San
Giuseppe,
definito dal Papa “custode, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla
sua volontà, e
proprio
per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa
leggere con realismo
gli
avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda e sa prendere le decisioni più
sagge” (Omelia nella
Santa
Messa per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma, 19 marzo
2013).
Vi
benediciamo con affetto.
Roma,
4 ottobre 2013
Festa
di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia
La Commissione Episcopale
per
i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace
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