Ancel Keys al
seguito della quinta Armata sbarcò a Paestum durante l’operazione Avalanche.
Per la prima volta ebbe modo di mettere a confronto la dieta americana molto calorica con la
cultura alimentare del Cilento, ricca di legumi e verdure.
Nel 1947,
iniziò uno studio nel Minnesota su duecentotrentotto uomini d’affari. Dopo aver
studiato per diversi anni le loro abitudini alimentari, comprese il ruolo dei
grassi saturi nell’insorgenza dell’ipercolesterolemia. Nel 1951 ritornò in
Italia per partecipare alla prima conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni
Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) Roma. Quando si informò sul
rapporto fra l’alimentazione e cardiopatie coronariche, venne a conoscenza dal
Prof Gino Bergami, docente all’Università di Napoli, che nella città le
malattie cardiache non costituivano un problema di salute. Per verificare le
affermazioni del professor Bergami, Keys tornò in Italia e si propose una
indagine sui consumi alimentari che fornisse dati comparativi a quelli da lui
raccolti negli Stati Uniti in relazione al rischio di malattie dell’apparato
cardiocircolatorio. Bastarono pochi mesi per stabilire che il “il regime
alimentare a Napoli era povero di grassi e che soltanto le persone ricche
subivano attacchi cardiaci“. Nella città partenopea venne a contatto con le
abitudini alimentari partenopee e scoprì le trattorie, un tipo di alimentazione
che non conosceva “ Pasta variamente condita, insalate con una spruzzata
di olio d’oliva, tutti i tipi di verdura di stagione e spesso formaggio, il
tutto completato da frutta e in molti casi accompagnato da un bicchiere di vino.”
Appurò che a Napoli gli infarti erano effettivamente rari, “fatta eccezione
per la ristretta cerchia delle classi più ricche, la cui alimentazione era
diversa rispetto a quella del resto della popolazione: mangiavano carne ogni
giorno anziché ogni una o due settimane“.
Partì da queste considerazioni il famoso Seven Countries Study, uno studio comparativo dei regimi alimentari di 14 campioni di soggetti, di età compresa tra 40 e 59 anni, per un totale di 12.000 casi, in sette paesi di tre continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I dati raccolti parlavano chiaro: tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che si cibavano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzavano esclusivamente olio d’oliva come condimento, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano includeva molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa).
Partì da queste considerazioni il famoso Seven Countries Study, uno studio comparativo dei regimi alimentari di 14 campioni di soggetti, di età compresa tra 40 e 59 anni, per un totale di 12.000 casi, in sette paesi di tre continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I dati raccolti parlavano chiaro: tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che si cibavano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzavano esclusivamente olio d’oliva come condimento, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano includeva molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa).
La pubblicazione dei risultati che dimostravano
l’esistenza di un rapporto fra l’elevata incidenza delle cardiopatie
coronariche e il consumo di grassi saturi in sette paesi, lo rese
celebre e ancora oggi Ancel Keys è considerato il padre della dieta
mediterranea.
Il dottor Keys dal freddo Minnesota, decise di
trasferirsi con sua moglie Margareth e sua figlia Martha nella sua seconda casa nell’Italia meridionale
a Pioppi nel Cilento. Acquistò una superficie di 50.000 metri quadri sulla quale nacque
"Minnelea", termine formato dalle iniziali del nome del suo stato
d'origine, il Minnesota ed Elea.
Con diversi libri, come "Mangiar
bene per stare bene, la via mediterranea al benessere" e "Il benevolo fagiolo", per primo descrive al mondo anglofono il valore
della dieta e del lifestyle mediterraneo,
basato sulla loro ricerca scientifica unita all'arte culinaria.
Da Pioppi scriveva: “Margaret ed io traiamo piacere nel camminare,
abbiamo cominciato anche la raccolta delle olive, abbiamo 80 alberi di olive e
75 di agrumi. Abbiamo le arance, albicocche, pere, mandarini,
prugne e quattro alberi di mele che producono solo una mela di
tanto in tanto. Anche noi abbiamo i kumquat e il chinotto. Tu probabilmente non
conosci il chinotto. È un agrume, più rosso del mandarino e cresce su di un
bellissimo albero, produce molti frutti e se ne ricava una meravigliosa
marmellata”.
E non mancava di ammonire i
Campani: “Le persone sagge della Campania dovrebbero combinare le virtù dei mangiafoglie
insieme con le convinzioni dei mangiamaccheroni”.
Il 16 novembre 2010 il comitato
intergovernativo dell’Unesco riunito a Nairobi ha riconosciuto la Dieta
mediterranea come patrimonio immateriale
dell’umanità. La candidatura era stata presentata il 13 marzo 2010 con la
firma in Marocco della “Dichiarazione di Chefchaouen” da parte di Italia,
Spagna, Marocco e Grecia.
L’Unesco ha riconosciuto che “questo
semplice e frugale modo di consumare i pasti ha favorito nel tempo i contatti
interculturali e la convivialità, dando vita a un corpus formidabile di saper,
costumi sociali e celebrazioni tradizionali di molte popolazioni del
Mediterraneo”.
Ancel Keys al seguito della quinta Armata sbarcò a Paestum durante l’operazione Avalanche. Per la prima volta ebbe modo di mettere a confronto la dieta americana molto calorica con la cultura alimentare del Cilento, ricca di legumi e verdure.
Dove avvenne il confronto? Altavilla Silentina come Roccadaspide come Trentinara come Monteforte Cilento furono teatro di guerra ...
Settant'anni dopo vogliamo ri-cominciare ad assopare la cultura alimentare che incontrò Ancel Keis nei giorni immediatamente lo sbarco.
Noi ricominciamo dal grano, dalla farina, dai fusilli e dal pane di Monteforte Cilento.
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