ESCLUSIVO Su Repubblica il dialogo con Francesco: "Ripartire dal Concilio, aprire alla cultura moderna". Il colloquio in Vaticano dopo la lettera di Bergoglio pubblicata dal nostro giornale: "Convertirla? Il proselitismo è una solenne sciocchezza. Bisogna conoscersi e ascoltarsi".
"La Santa Sede è troppo vaticano-centrica. Basta cortigiani"
di EUGENIO SCALFARI
Il Papa a Scalfari: così cambierò la Chiesa "Giovani senza lavoro, uno dei mali del mondo"
MI DICE papa Francesco: "I più gravi dei mali che affliggono il mondo in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi. I vecchi hanno bisogno di cure e di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza, ma non hanno né l'uno né l'altra, e il guaio è che non li cercano più. Sono stati schiacciati sul presente. Mi dica lei: si può vivere schiacciati sul presente? Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia? È possibile continuare così? Questo, secondo me, è il problema più urgente che la Chiesa ha di fronte a sé".
Il Papa a Scalfari: così cambierò la Chiesa "Giovani senza lavoro, uno dei mali del mondo"
Francesco è tutto
Posso chiederle, Santità, quali sono i santi che lei sente più vicini
all’anima sua e sui quali si è formata la sua esperienza religiosa?
«San Paolo è quello che mise i cardini
della nostra religione e del nostro credo. Non si può essere cristiani
consapevoli senza San Paolo. Tradusse la predicazione di Cristo in una
struttura dottrinaria che, sia pure con gli aggiornamenti di un’immensa
quantità di pensatori, di teologi, di pastori d’anime, ha resistito e resiste
dopo duemila anni. E poi Agostino, Benedetto e Tommaso e Ignazio. E
naturalmente Francesco. Debbo spiegarle il perché?».
E Francesco?
«È grandissimo perché è tutto. Uomo che
vuole fare, vuole costruire, fonda un Ordine e le sue regole, è itinerante e
missionario, è poeta e profeta, è mistico, ha constatato su se stesso il male e
ne è uscito, ama la natura, gli animali, il filo d’erba del prato e gli uccelli
che volano in cielo, ma soprattutto ama le persone, i bambini, i vecchi, le
donne. È l’esempio più luminoso di quell’agape di cui parlavamo prima».
«Francesco voleva un Ordine mendicante
ed anche itinerante. Missionari in cerca di incontrare, ascoltare, dialogare,
aiutare, diffondere fede e amore. Soprattutto amore. E vagheggiava una Chiesa
povera che si prendesse cura degli altri, ricevesse aiuto materiale e lo
utilizzasse per sostenere gli altri, con nessuna preoccupazione di se stessa.
Sono passati 800 anni da allora e i tempi sono molto cambiati, ma l’ideale
d’una Chiesa missionaria e povera rimane più che valida. Questa è comunque la
Chiesa che hanno predicato Gesù e i suoi discepoli».
Dal dialogo tra Eugenio Scalfari e Papa
Francesco
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