Giovani in agricoltura.
Buon pranzo con i doni che sora nostra madre terra con generosità ci offre.

giovedì 26 settembre 2013

La scelta dei poveri e della periferia



IL LABORATORIO LATINOAMERICANO DI PERIFERIA:
UNA CHIESA PIÙ COMPROMESSA CON I POVERI
Spunti tratti da internet, dal libro Francesco d’Assisi una alternativa umana e cristiana, di L. Boff,
dagli articoli: La messa di liberazione, di G. G. Vecchi, e C’erano tante voci per i poveri: adesso una è salita al papato, di A. Melloni, in Corriere della Sera, 22 Settembre 2013,
a cura di Alessandro D’Arco.

L’impegno nella costruzione di una Chiesa sempre più fraterna, più memore del vangelo e più compromessa con il mondo dei poveri e con la causa della giustizia portò nel secondo periodo postconciliare (1970 – 1980) ad un poderoso rinnovamento della base della Chiesa in America Latina: «Il popolo semplice e povero si è organizzato in comunità ecclesiali di base, nelle quali vive l’esperienza di un’autentica ecclesiogenesi. Prende la parola, formula le sue preghiere, commenta le Sacre Scritture, esercita diversi ministeri laicali, si compromette in nome della fede nei processi di promozione e di liberazione degli oppressi», scrive L. Boff.

Il 22 luglio 1968, a Chimbote, una città di pescatori sulla costa del Pacifico del Nord del Perù, venne invitato a tenere una conferenza sulla «teologia dello sviluppo» un giovane teologo peruviano: Gustavo Gutiérrez. Al teologo il tema non piaceva: ai catechisti parlò di «teologia della liberazione». Tre anni più tardi pubblicò a Lima il libro Teología de la liberación.

Continua L. Boff:«La Chiesa è sempre meno clericale e si trasforma in una comunità di fede, di speranza e di amore, una comunità organizzata con il coordinamento del clero, che è visto, teologicamente, come servizio all’interno della comunità, non fuori o al di sopra di essa, accentrando tutto su se stesso, ma integrando e rispettando i carismi che il Signore risuscitato fa nascere dal suo Spirito a beneficio di tutti».

Con le comunità ecclesiali di base impegnate nella denuncia della prepotenza e dell’abuso del potere, è utile interrogare l’esperienza ecclesiale di S. Francesco e imparare la lezione di libertà evangelica e nello stesso tempo di fedeltà che egli ci ha lasciato: «In Francesco troviamo, coesistenti, con forza ed equilibrio, il non conformismo e l’obbedienza, l’accettazione della Chiesa degli ecclesiastici e un coraggioso ampliamento dello spazio riservato ai laici, il rispetto per la pietà liturgica ufficiale e la creatività di una cultura religiosa popolare».

Incalza L. Boff: «Come si comporta Francesco? Egli opera non al centro del potere ma alla periferia. Non fa parte né della categoria ecclesiastica né di quella monacale. Inizia il suo movimento nella chiesina della Porziuncola, che costituisce già di per sé un simbolo, perché era «la più misera che si potesse trovare nel territorio di Assisi». Si trova alla periferia dove il potere con costituisce il parametro guida e il principio che tutto controlla, dove la vita esplode con tutta la sua esuberanza e la sua provocazione, dove vivono i poveri e quelli che sperano e vivono al margine di ogni organizzazione; è nella periferia che si trova l’humus necessario alla creatività e allo sbocciare del nuovo e del mai sperimentato. Per questo Francesco sceglie la periferia. E dalla periferia si rivolge al centro, chiedendo conversione. Nelle periferie spuntarono i grandi profeti e nacquero i movimenti riformatori; nelle periferie vigoreggia lo Spirito. La periferia possiede un privilegio teologico, in essa infatti nacque il Figlio di Dio».

Nessun commento:

Posta un commento