IL LABORATORIO LATINOAMERICANO DI
PERIFERIA:
UNA CHIESA PIÙ COMPROMESSA CON I POVERI
Spunti tratti da internet, dal libro Francesco d’Assisi una alternativa umana e
cristiana, di L. Boff,
dagli articoli: La messa di liberazione, di G. G. Vecchi, e C’erano tante voci per i poveri: adesso una è salita al papato, di
A. Melloni, in Corriere della Sera, 22 Settembre 2013,
a cura di Alessandro D’Arco.
L’impegno nella costruzione di una Chiesa sempre più
fraterna, più memore del vangelo e più compromessa con il mondo dei poveri e
con la causa della giustizia portò nel secondo periodo postconciliare (1970 –
1980) ad un poderoso rinnovamento della base della Chiesa in America Latina:
«Il popolo semplice e povero si è organizzato in comunità ecclesiali di base,
nelle quali vive l’esperienza di un’autentica ecclesiogenesi. Prende la parola,
formula le sue preghiere, commenta le Sacre Scritture, esercita diversi
ministeri laicali, si compromette in nome della fede nei processi di promozione
e di liberazione degli oppressi», scrive L. Boff.
Il 22 luglio 1968, a Chimbote, una città di pescatori sulla
costa del Pacifico del Nord del Perù, venne invitato a tenere una conferenza
sulla «teologia dello sviluppo» un giovane teologo peruviano: Gustavo
Gutiérrez. Al teologo il tema non piaceva: ai catechisti parlò di «teologia
della liberazione». Tre anni più tardi pubblicò a Lima il libro Teología de la liberación.
Continua L. Boff:«La Chiesa è sempre meno clericale e si
trasforma in una comunità di fede, di speranza e di amore, una comunità
organizzata con il coordinamento del clero, che è visto, teologicamente, come
servizio all’interno della comunità, non fuori o al di sopra di essa, accentrando
tutto su se stesso, ma integrando e rispettando i carismi che il Signore
risuscitato fa nascere dal suo Spirito a beneficio di tutti».
Con le comunità ecclesiali di base impegnate nella denuncia
della prepotenza e dell’abuso del potere, è utile interrogare l’esperienza
ecclesiale di S. Francesco e imparare la lezione di libertà evangelica e nello
stesso tempo di fedeltà che egli ci ha lasciato: «In Francesco troviamo,
coesistenti, con forza ed equilibrio, il non conformismo e l’obbedienza,
l’accettazione della Chiesa degli ecclesiastici e un coraggioso ampliamento
dello spazio riservato ai laici, il rispetto per la pietà liturgica ufficiale e
la creatività di una cultura religiosa popolare».
Incalza L. Boff: «Come si comporta Francesco? Egli opera non
al centro del potere ma alla periferia. Non fa parte né della categoria
ecclesiastica né di quella monacale. Inizia il suo movimento nella chiesina
della Porziuncola, che costituisce già di per sé un simbolo, perché era «la più
misera che si potesse trovare nel territorio di Assisi». Si trova alla
periferia dove il potere con costituisce il parametro guida e il principio che
tutto controlla, dove la vita esplode con tutta la sua esuberanza e la sua
provocazione, dove vivono i poveri e quelli che sperano e vivono al margine di
ogni organizzazione; è nella periferia che si trova l’humus necessario alla creatività e allo sbocciare del nuovo e del
mai sperimentato. Per questo Francesco sceglie la periferia. E dalla periferia
si rivolge al centro, chiedendo conversione. Nelle periferie spuntarono i
grandi profeti e nacquero i movimenti riformatori; nelle periferie vigoreggia
lo Spirito. La periferia possiede un privilegio teologico, in essa infatti
nacque il Figlio di Dio».
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